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martedì 17 settembre 2013

30º giorno: Kratie, la città dei delfini (che non ho visto)

La mattina prendo un autobus per Kratie, questa cittadina a circa 6 ore a Nord est di Phnom Penh. È famosa perché poco più a nord si possono avvistare facilmente i rari delfini d'acqua dolce. Decido di farci un giro, tanto per vedere cosa c'è in questa parte del paese. Non ho tempo purtroppo per visitare l'estremo Nord, dove sembra ci siano panorami spettacolari e minoranze etniche, ma almeno con Kratie riesco a vedere un po' questa zona.
Durante il viaggio in bus faccio amicizia con una ragazza cambogiana, che studia farmacia a Phnom Penh e sta andando a trovare i nonni. Chiacchieriamo su tante cose e mi dà anche alcuni consigli su cosa visitare in Cambogia e sui cibi Khmer che devo assolutamente assaggiare: krolan e amok. Lo terrò presente, anche se non riesce a spiegarmi cosa sono!

Arrivo a Kratie e mi sistemo in un ostello gestito da uno spagnolo, Carlos, di Bilbao...è 20 anni che gira il mondo. E durante un viaggio in queste zone ha deciso di fermarsi e aprire (o sistemare almeno) una guesthouse. E lo sta facendo bene, è proprio carina! Sulla terrazza ha ricavato un bello spazio con tavolini per bere qualcosa e rilassarsi e un tappeto dove fare yoga tutti insieme la sera, dopo lo stress della giornata. Mi piace!


Nella camerata trovo Dorothy, una ragazza australiana. Insieme noleggiamo una bici e ci dirigiamo a nord, verso il luogo dove si prende la barca per vedere i delfini. Prima di partire assaggio però il krolan, che si rivela essere riso bollito, con fagioli e altro, dolce, inserito all'interno di una canna di bambù, una specie di dolce...molto particolare, mi ricorda la zuppa dolce di Dalat, ma si fa mangiare!



I delfini purtroppo non lì troviamo, perché nel posto dove dovremmo imbarcarci non c'è nessuno e allora continuiamo a pedalare pensando che sia il posto sbagliato. Quando (dopo un'ora abbondante) torniamo indietro è troppo tardi. Pazienza, ne è valsa comunque la pena: abbiamo attraversato villaggi con le classiche palafitte da cui uscivano bambini sorridenti e ci correvano incontro per salutarci o battere il cinque, abbiamo fatto una bella biciclettata in riva al Mekong (anche se faticosa!!! Più di 4h di fila...non sono più molto in forma!) e ci siamo fermate a bere una birra in un bar dove cucinavano lumache alla griglia...

Il ritorno è stato un po' arduo, perché ci siamo godute il tramonto sul Mekong, molto bello, ma poi mancava ancora più di un'ora dalla città. E così abbiamo pedalato al buio, illuminate solo dai motorini che passavano e dai lampi del temporale che stava arrivando...ma ce l'abbiamo fatta! Stanche morte, ma siamo arrivate in tempo anche per fare yoga sul tetto! E così, un po' di relax lì e poi finalmente la cena: devo provare l'amok!!! Molto buono: è sostanzialmente una specie di pollo al curry con molto sugo, accompagnato ovviamente dal riso bianco.
Sono davvero stanca e fuori diluvia. Non che ci sarebbe comunque molto da fare, è un paese di poche casette. Così, dopo una meritata doccia, il sonno mi rapisce immediatamente. Anche domattina la sveglia suona presto, visto che devo prendere il bus per Seam Reap. Ancora mezza giornata e sarò finalmente in uno dei luoghi più affascinanti del mondo, uno dei principali motivi del mio viaggio: i templi di Angkor!

domenica 15 settembre 2013

26º, 27º giorno: Phnom Penh

Arriviamo nel primo pomeriggio in questa polverosa e brulicante città. Del tutto diversa dal Vietnam, qui la popolazione è davvero povera, sono decenni più indietro dei vietnamiti nello sviluppo...a causa della recente storia politica (ne parlerò brevemente più avanti, ma merita di essere approfondita, perché ci sono cose che bisogna sapere, per evitare che si ripetano in futuro).
Ci dirigiamo immediatamente al museo Tuol Sleng: questo edificio in centro città era una scuola, ma è stato convertito a prigione e centro di torture dai Khmer Rossi.

Breve (per quanto possibile) contestualizzazione storica, per quanto la storia sia davvero ingarbugliata: la Cambogia non si è mai distinta per stabilità dei governi. E diversi regnanti si sono succeduti negli anni, tra colpi di stato, invasioni cinesi, thailandesi (siamesi più che altro) e vietnamite. Approfittando di questa instabilità nel 1975 i Khmer Rossi hanno preso il potere, guidati da un leader paranoico: Pol Pot.
 Arrivato al potere, apporta una serie di nuove leggi: il suo fine è di trasformare il paese in uno stato comunista, il cui potere è della classe contadina (solo a livello teorico però, visto che in realtà viene praticamente schiavizzata). E, per ottenerlo, deporta tutta la popolazione nelle zone rurali del paese, rendendo deserte le città, disperdendo i nuclei famigliari in zone totalmente diverse della Cambogia (donne con donne, uomini con uomini) perché la famiglia non esiste più: esiste solo la grande famiglia, formata dalla collettività.

Collettività che è costretta a lavori forzati nei campi, tutto il giorno e anche per molte ore della notte, che riceve una ciotola di acqua e qualche granello di riso una o a volte due volte al giorno. Moltissime persone muoiono, stremate dalla fatica (lavorano anche anziani e bambini) o da malattie o dalla fame.

E chi è contrario al regime, o semplicemente chi non piace a Pol Pot e ai suoi seguaci (e la lista è lunga, tutte le persone istruite, insegnanti, chi è stato all'estero, chi parla un'altra lingua, chi viene accusato di esser una spia, ...), sostanzialmente chiunque, viene arrestato, imprigionato, torturato per estorcere una confessione di qualsiasi cosa o per fargli accusare altre persone.
Ed infine, viene deportato nei campi di sterminio e brutalmente assassinato (le pallottole costano troppo, quindi spesso i soldati usano mezzi molto più primitivi per giustiziare i condannati). Si stima che circa 3 milioni di persone abbiano perso la vita durante i quasi 4 anni di regime. E tutto ciò è accaduto soltanto 40 anni fa. È difficile da credere e anche da capire: cambogiani che uccidono i loro stessi compaesani. Non è una questione di razza, di religione, di politica, di soldi, di niente. Solo la pazzia di un uomo che viene seguito da altri uomini, armati. Pol Pot arriva ad uccidere anche suoi stessi seguaci e addirittura parenti. È inutile dire che uccide anche migliaia di bambini e neonati, non dirò come, perché "per eliminare le erbacce bisogna estirpare le radici".
Tuol Sleng è una delle principali prigioni utilizzate. Ed è assurdo pensare che questo luogo era un tempo un luogo di insegnamento, una scuola. Nelle stanze adibite a celle sono ancora presenti le lavagne.
Ah perché, dimenticavo, durante il regime le scuole vennero chiuse, ogni forma di istruzione proibita, come anche la moneta, la religione e la proprietà privata. Esisteva solo l'Ankar: la grande famiglia, la collettività.

Dopo questa visita provante (oltre all'edificio in sé, sono esposte anche migliaia di foto di persone che vennero rinchiuse qui, anche numerosi bambini) ci aggiriamo per la città e troviamo un tempio buddista. Qui incontriamo un monaco che parla inglese e che si rende disponibile a mostrarci il tempio (che sarebbe già chiuso!) e a rispondere alle mie domande sul buddismo: molto interessante!!
Una persona può diventare monaco quando lo desidera, anche da bambino. E può tornare ad essere una persona comune quando vuole! Ad esempio, ci racconta, lui è diventato monaco a 12 anni. Ora sta studiando legge. E probabilmente dopo gli studi smetterà di essere monaco, ma ancora non sa cosa deciderà!
















Il giorno seguente ci svegliamo presto per visitare il palazzo reale: un po' una delusione perché quasi nulla è visitabile.






Si può guardare solo da fuori.






Ma ne vale comunque la pena, è un complesso maestoso e contiene la famosa pagoda d'argento: il pavimento è davvero ricoperto di piastrelle d'argento. E all'interno è posta una statua di Budda in oro massiccio e diamanti!





Dopo questa piacevole visita ci dirigiamo invece ad un'esperienza forte: visitiamo i campi di sterminio, posti fuori città. Non so come descrivere. È davvero un'esperienza difficile. Ma assolutamente imperdibile, ci insegna cose che non si imparano a scuola. Inoltre la visita è accompagnata da un'audioguida, che raggiunge due scopi: spiegare benissimo il percorso di visita e mantenere i visitatori in un rispettoso silenzio. Non voglio soffermarmi a parlare di questa visita, è macabro. Se volete saperne di più, in internet c'è sicuramente spiegato tutto, si chiama Choeung Ek (http://en.wikipedia.org/wiki/Choeung_Ek) e rappresenta solo uno dei moltissimi campi di sterminio disseminati per il paese. Alcuni forse ancora da scoprire. È circondato da muri di due metri e all'interno si trovano moltissime fosse comuni e uno stupa commemorativo, oltre a bacheche che contengono vestiti e effetti personali ritrovati qui (moltissimi abiti di bambini).






Il pomeriggio vorrei ripartire per il Sud, per arrivare sulla costa. Ma sembra che non ci siano più posti nell'autobus, così mi tocca prendere il successivo, che è all'una di notte. Ma questo mi permette di fare una brevissima visita ad un tempio buddista posto su una collinetta


e al museo di storia nazionale

dove sono contenuti oggetti d'arte Khmer.





Sono stanca morta e ho solo 40 minuti prima dell'ora di chiusura, quindi non riesco a godermi molto la visita, ma almeno sono riuscita a dare un'occhiata a queste belle statue.


Inoltre, in autobus conosco due ragazze con cui passerò il weekend al mare: una spagnola e una tedesca che sono qui in Cambogia a far volontariato in una scuola.